Incontro con la murena nera del Mediterraneo,
la più rara delle due specie mediterranee
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L'immersione alle Sconciglie di Ventotene, una coppia di scoglietti emergenti a breve distanza dal versante Nord-Occidentale dell'isola è, a mio giudizio, una delle più divertenti e suggestive dell'arcipelago pontino. Morfologicamente costituiscono il sommo di un articolato ed ampio panettone di roccia, adagiato sulla sabbia a 20 metri di profondità. Quasi a lambire la superficie, le Sconciglie scivolano blandamente su un esteso terrazzamento che, durante le giornate di bonaccia, dipinge l'acqua cristallina di un bel verde smeraldo. Verso mare aperto il pianoro sprofonda in alcuni tratti verticale fin sul fondo, dando origine a ripide paretine molto colorate e fratturate, sempre frequentatissime da subacquei di ogni livello di esperienza.
Grottini passanti, anche piuttosto ampi, fanno di questo sito una sala di posa per splendide fotografie ambiente, ma anche gli appassionati della macro trovano pane per i loro denti, visto che qui sono presenti tanti di quegli organismi, animali o vegetali, da rendere tutt'altro che monotona questa immersione, sia nelle ore diurne che durante la notte. Possiamo citare gli Astroides, assenti nel Nord Italia, le attinie, gli spirografi, le coloratissime Alghe calcaree, i Nudibranchi. Tra i pinnuti abbondano i cerniotti, i saraghi, i variopinti Labridi e, ben mimetizzati, non mancano gli scorfani ed i pesci ago.Con queste premesse mi preparo con calma, in una bella giornata di fine primavera, per una rilassante permanenza in acqua, cercando di catturare con l'obiettivo macro qualche soggetto interessante, presente tra le fenditure di questa interessante orlata rocciosa. La parete è ben visibile anche dalla superficie, poiché dall'imbarcazione non può certamente sfuggire il contrasto di colore dell'acqua, che da verde sfuma in un intenso blu cobalto. Quasi sospeso nel mezzo liquido, sono appena fuoriuscito dal grottino principale e, spalle a Ventotene, taglio alla mia sinistra per alcuni metri, seguendo con calma il profilo della parete.Con pazienza certosina analizzo ogni taglio della roccia, cercando di resistere alla tentazione di consumare subito troppi fotogrammi, attirato, soprattutto nelle aree più ombreggiate, dall'incredibile esplosione di colori dovuti come accennato, alla presenza di forme sessili che si contendono ogni centimetro quadro di spazio.Ecco una bella cernia bruna. E' un tantino sospettosa, visto che da un lato si concede curiosa alla mia presenza, ma dall'altro si gira di tre quarti stizzita, non appena sono pronto per lo scatto.Mi trovo in una decina di metri d'acqua, quindi ho tempo e aria a disposizione per giocare a rimpiattino con il Serranide ma qualcosa di anomalo attira di lì a poco la mia attenzione.Ben incuneata entro una lunga fenditura rocciosa quasi orizzontale, non mi sfugge una lunga pinna dorsale di colore marrone, curiosamente orlata da una banda longitudinale gialla. Penso subito che si tratti di una comune murena, anche se avverto la sensazione di dover osservare meglio e più da vicino la situazione. Allora mi infilo quanto più possibile tra le asperità della parete, facendo però attenzione ad evitare qualsiasi movimento maldestro che possa danneggiare il substrato. Al contempo controllo la respirazione per far sì che le bolle non vadano a devastare il cielo del minuscolo grottino. Peraltro la caduta di materiale dalla volta, pregiudicherebbe irrimediabilmente anche la qualità delle foto, ammesso che valga la pena di fotografare. Sono ora tutto allungato verso l'interno, insinuato con il busto per una metrata verso la penombra: vedo ora più nitidamente il corpo di questa murena che appare possente, muscoloso, di colore bruno ma privo delle screziature gialle che di frequente ravvivano il derma della comunissima Muraena helena. Ritraendo interrompo la mia breve apnea, verificando con la coda dell'occhio che le bolle se ne vadano effettivamente verso la superficie anziché urtare contro il substrato della montagna.Tra me e me faccio il punto della situazione. Ciò che ho appurato finora è soltanto che si tratta di una strana murena, certamente di un esemplare adulto, viste le dimensioni. Ciò che purtroppo risulta invisibile è il capo del serpentone, evidentemente arroccato verso l'interno della roccia. Mentre passano i minuti prendo via via confidenza con i movimenti da compiere per non far intorbidire l'acqua ed al contempo mi preparo all'idea di dover fotografare, pertanto regolo con cura tempi e diaframmi. Infatti la situazione favorevole potrebbe presentarsi all'improvviso, e chissà per quale durata. Peraltro la luce è poca ed in queste condizioni l'autofocus fatica ad azionarsi quindi, in mancanza di un faretto in testa alla custodia, ricorro alla preziosa luce erogata da una torcetta opportunamente fissata sul flash di sinistra, brandeggiato a mano libera.
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Improvvisamente la murena, forse incuriosita da tutti questi movimenti, decide di affacciarsi con il muso dalla tana ed inizia ad osservare le mie mosse. A questo punto mi avvicino ancora... stento a crederci! La testa, ora perfettamente delineata, risulta nerastra, ma è l'occhio che ha un colore incredibile, ben diverso da quello delle murene che incontriamo spesso in immersione. Appare infatti di un blu meraviglioso, inconfondibile anche nella penombra dell'anfratto. Ma sarà davvero la murena nera del Mediterraneo, l'ormai rara Lycodontis unicolor, della quale c'è in giro pochissima documentazione fotografica? Cerco allora di osservare anche il profilo del muso, che appare più tozzo e corto rispetto a quello della Muraena helena. Ma la certezza l'avrò soltanto tra alcuni giorni dopo lo sviluppo del rullino ed il responso di un biologo marino, specialista dei Pesci del nostro mare, che ha gentilmente analizzato con cura le mie fotografie e fugato ogni dubbio. Le differenze ci sono e non riguardano, ovviamente, solo il colore dell'animale. Come mi spiegava il professore interpellato, elementi superficiali certamente inconfondibili risultano essere, osservando le stampe, soprattutto la forma ed i margini dei pori attraverso i quali si aprono sul muso le narici posteriori, ben differenziati da quelli della Muraena helena. Senza tuttavia voler entrare nello specifico di un'analisi scientifica, ciò che più importa è che, tornando all'immersione, sto fotografando un animale davvero interessante, peraltro poco spaventato dalla mia ingombrante presenza, forse perché abituato ai tanti subacquei che frequentano questo sito di immersione. Tuttavia la pazienza della nostra murena nera è durata si e no il tempo necessario per effettuare sei o sette scatti variando, per quanto possibile, l'angolo di ripresa. Dopo alcuni minuti infatti il biscione ha deciso di congedarsi e, serpeggiando con aggraziata decisione verso i meandri più oscuri ed inaccessibili, è scomparso nel cuore della montagna con un ultimo, possente colpo di coda.
Identikit della murena nera Testo e foto di Carlo Ravenna |