Le isole di Ventotene e S.Stefano:
la storia e la natura
Un mare di storia
Le prime tracce di antichità compaiono ancor prima di sbarcare sull'isola. Le possiamo intravedere dal traghetto che, poco prima di effettuare le varie manovre di ormeggio, costeggia il cuneo tufaceo di Punta Eolo. Lì riposano infatti gli antichi resti delle strutture architettoniche di Villa Giulia, residenza fatta costruire dall'imperatore Augusto per l'esilio dorato della figlia, allontanata da Roma per i suoi liberi costumi. Un triste destino il suo, che toccò tuttavia anche ad altri personaggi illustri dell'epoca, accusati di condotte immorali: la storia ricorda tra questi Agrippina, madre di Caligola, Ottavia, prima moglie di Nerone, Flavia Domitilla, nipote di Vespasiano. Questo perché Ventotene doveva divenire, una volta proclamata nel 18 a.C. da Augusto la lex Iulia sulla moralizzazione pubblica, luogo di relegazione di membri della famiglia imperiale romana caduti in disgrazia.

La villa aveva un'estensione di 300 metri in lunghezza per 100 in larghezza ed era orientata secondo l'asse Nord - Sud per sfruttare il calore del sole ed evitare al contempo l'esposizione al soffio dei venti freddi. Sebbene smembrata nei secoli dal logorio del tempo e dalle dissennate escavazioni da parte dell'uomo, la villa è ancora "leggibile" nella sua maestosità e nella sua complessità strutturale. Sarà possibile osservare quel che resta di stanze, corridoi, terme, spezzoni murari ed altri elementi, che costituirono l'ossatura dell'edificio. Ed ancora tracce di intonaci dipinti, di pavimentazioni a mosaico, in cotto, ecc.

Passeggiando lungo il bacino portuale, si possono ancora osservate numerose bitte di ormeggio ricavate nel tufo, presumibilmente anch'esse di epoca romana. Il nostro itinerario ideale si snoda verso il Pozzillo, piccola baia in cui, secondo la tradizione, sarebbero state trasportate dal mare le ossa della Patrona Santa Candida, morta a Ponza. Peraltro il 20 settembre di ogni anno la statua della santa agghindata di gioielli viene portata in processione durante una festa molto suggestiva, che prevede anche il lancio di pittoresche mongolfiere.

La banchina destra, attualmente utilizzata per il rimessaggio e la riparazione di piccole imbarcazioni, termina su una piattaforma tufacea. Dall'altro lato si delinea l'antica peschiera (di cui avremo modo di parlare più dettagliatamente in una scheda d'immersione), a sua volta sovrastata dal faro e dai resti di un grande complesso residenziale (area della "Polveriera"). Nelle sue alterne vicissitudini storiche l'isola, praticamente abbandonata per tutto l'alto medioevo, e più volte insidiata dai Saraceni, divenne possedimento dei Farnese nel XVI sec. e da questi passò poi ai Borboni di Napoli. Dopo i romani, furono proprio i Borboni a gettare, dal 1768, i presupposti per una "nuova Ventotene", fino ad allora rimasta pressochè immutata sia dal punto di vista naturalistico che da quello urbanistico. Il totale rinnovamento venne affidato ai sapienti interventi progettuali di due tra i maggiori tecnici del governo borbonico: l'ingegnere Francesco Carpi, ed il maggiore del genio Antonio Winspeare. Lavorando in perfetta sintonia, seppero dare un volto nuovo a Ventotene componendo, senza discordarsi dalle

Non appena approdati sull'isola, basterà percorrere pochi metri per ritrovarci dirimpetto all'antico porto romano, pronti ad "immergerci" nella storia di 2000 anni fa: un bacino di quasi 6800 metri quadri ancora perfettamente praticabile, vero esempio di ingegneria marittima, scavato nella roccia rimuovendo qualcosa come 60.000 metri cubi di tufo. Disposto secondo la direttrice Nord - Sud, con imboccatura rivolta ad est, offre un esemplare ridosso a tutti i venti, ad eccezione del levante, che provoca una leggera risacca. Ma i romani pensarono anche a questo, realizzando sul lato Nord del bacino un'apertura di comunicazione con il mare aperto, pure concepita per evitare l'insabbiamento, irragionevolmente ostruita all'inizio di questo secolo.
All'ingresso dell'imboccatura fu ricavato nel tufo un' ulteriore insenatura semicircolare adibita a bacino di alaggio che, accogliendo i marosi scavati dal levante, si rivelò peraltro in grado di attenuare l'effetto risacca all'interno dell'approdo vero e proprio. Il porto era servito da almeno 3 condotte sotterranee, entro cui confluiva l'acqua proveniente dalle cisterne realizzate all'interno dell'isola. A questo proposito vogliamo ricordare che i nostri predecessori sfruttarono la naturale pendenza dell'isola per convogliare in questi contenitori, attraverso un complesso sistema di condutture, le acque piovane provenienti dalle parti più alte dell'isola.

Molto spettacolare è la porzione del porto addossata alla terraferma, caratterizzata da una successione di arcate intagliate nel banco roccioso, erose nei secoli dal vento e dalla salsedine. Alle spalle del portico si aprono numerosi vani magazzino scavati nel vivo del tufo, più volte restaurati, attualmente ancora utilizzati dagli abitanti dell'isola per le varie attività legate alla pesca, come la riparazione delle reti. Il molo che guarda a mare, periodicamente esposto alla furia implacabile del moto ondoso è, come intuibile, la parte che ha subito le lesioni più evidenti. E' stato di conseguenza necessario intervenire a più riprese nel corso dei secoli, rafforzando e rialzando la struttura.

norme dell'illuminismo allora imperante, quelle quinte architettoniche dai sublimi effetti scenografici che oggi abbiamo modo di ammirare passeggiando per il paese. Gli edifici mirabilmente disposti ad arco che svettano lungo il perimetro del Pozzillo, caratterizzati da linee razionali e severe, da tinte tenui e pastellate, costituiscono un eloquente esempio di questa architettura settecentesca, sostanzialmente rimasta intatta sino ai giorni nostri. Più in alto troneggia il castello, risalente al 1768, ma modificato durante il fascismo con l'aggiunta di due nuovi piani. Nel piano sottostante il livello stradale è stato allestito dal 1983 un piccolo museo, che custodisce straordinarie testimonianze del passato sfuggite ai saccheggi dell'uomo ed al logorio del tempo.

Altro edificio di una certa importanza che s'incontra nel centro abitato è la chiesa di Santa Candida, raggiungibile anche direttamente dal porto percorrendo una rampa ripida e pittoresca che si arrampica a zig zag: l'edificio, caratterizzato da una bella facciata classicheggiante, consta di una sola navata, che culmina in un'abside semicircolare. Una permanenza a Ventotene non può non prevedere una visita all'inquietante, architettonicamente pregevole penitenziario di Santo Stefano, progettato dal Carpi su ordine di Ferdinando IV di Borbone ed inaugurato nel 1795. Destinato ad ospitare pericolosi detenuti e prigionieri politici, l'edificio venne ideato secondo una struttura a "ferro di cavallo", con una torretta centrale, in grado di consentire un efficace, tormentoso controllo visivo a 360° sui detenuti. Il carcere, inoperante dal 1965, aggredito dal tempo e da turisti in cerca di "souvenir", è oggi soltanto un rudere, sebbene conservi parte dell'antico decoro nella squisita armonia delle sue linee curve, mirabilmente compenetrate nella selvaggia natura di Santo Stefano.

Testimonianze di antichi naufragi